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L’arte e la cultura entrano ufficialmente nel perimetro della gestione strategica d’impresa: è questo il messaggio al cuore del nuovo Framework per la misurazione dei Corporate Cultural & Art Assets (CCAAs), presentato a Milano il 23 febbraio 2026 nel corso dell’evento “Il valore degli asset culturali e artistici d’impresa“.
Il Framework è il risultato di un percorso di ricerca sviluppato dallo European Art Assets Observatory (EAAO) di ITIR in partnership con Deloitte Private, Arte Generali e Banca Generali.
L’arte: un patrimonio diffuso ma ancora poco “misurato”
La ricerca ha analizzato le best practice di 300 grandi aziende europee, selezionate tra le prime 50 per fatturato 2024 in Italia, Francia, Germania, Spagna, Paesi Bassi e Belgio; i risultati restituiscono un quadro chiaro: i beni artistici e culturali sono presenti nelle organizzazioni, ma la loro gestione sistematica è ancora un’eccezione.
Solo il 36% delle aziende del campione dichiara di possedere, gestire o interagire attivamente con Corporate Cultural & Art Assets e, ancora più significativo, è il dato sulla rendicontazione: appena il 34% li menziona nei bilanci di sostenibilità e circa il 3% ne dichiara un valore monetario nei rendiconti finanziari.
L’Italia: apripista in Europa
In questo contesto, l’Italia si distingue positivamente: con il 56% delle aziende che possiede, gestisce o interagisce attivamente con CCAAs, il nostro Paese registra la percentuale più elevata tra quelli esaminati, riflettendo una lunga tradizione di mecenatismo culturale e un legame profondo tra identità d’impresa e patrimonio artistico.
Le forme più diffuse di CCAA sono le collezioni d’arte aziendali (29,9%), le sponsorizzazioni culturali e altre forme di mecenatismo (28,9%) e le Fondazioni aziendali (23,3%); il settore Finanza e Assicurazioni mostra la più alta propensione a investire in questi asset (32,4%), sfruttandoli come leva per rafforzare identità, engagement degli stakeholder ed esperienza cliente.
Un nuovo linguaggio per l’arte in azienda
Il Framework sviluppato dall’Osservatorio introduce un sistema innovativo di indicatori allineato alle principali dimensioni ESG e coerente con gli standard internazionali di riferimento (GRI, ESRS, SDGs e linee guida UNESCO); la sua architettura integra KAI (Key Activity Indicators) e KPI (Key Performance Indicators), consentendo alle imprese di valutare non solo gli impatti generati, ma anche i processi e le politiche che li rendono possibili.
L’obiettivo è offrire un quadro strutturato, flessibile e comparabile: uno strumento che trasformi asset tradizionalmente percepiti come intangibili in leve strategiche governabili, misurabili e rendicontabili.
Come dichiara Stefano Denicolai, Head di ITIR “Applicare il rigore alla bellezza non significa limitarla, ma legittimarla come asset strategico. Oggi presentiamo non solo un framework innovativo, ma un nuovo linguaggio per tradurre Arte e Cultura in valore competitivo, concreto e misurabile.“
Nel corso dell’evento, oltre ai risultati della ricerca e al framework, sono state condivise le prime testimonianze di organizzazioni coinvolte nella fase pilota di validazione del modello, tra cui Cimbali Group, Fondazione Museo Kartell – Kartell S.p.A. e la Fondazione Imago Mundi.
I prossimi passi
Con questo Framework, l’European Art Assets Observatory compie un passaggio decisivo verso l’affermazione dei Corporate Cultural & Art Assets come componente riconosciuta, misurata e valorizzata delle strategie ESG aziendali, un percorso che ITIR intende continuare, da un lato rafforzando la rete di partner e ampliando la base di analisi a livello europeo e internazionale, dall’altro supportando l’iniziativa formativa di Università di Pavia, che mira a colmare il gap di competenze tra “mondo dell’Arte” e “business”, grazie alla nuova edizione del Master in Gestione Innovativa dell’Arte, in partenza ad aprile 2026.
Per scaricare il Framework:
Per visitare la pagina dello European Art Assets Observatory:
Per saperne di più riguardo al Master in Gestione Innovativa dell’Arte:
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